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ANIMAE
Il Cimitero degli Inglesi a Firenze

Fotografie di Luca Canonici


In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

Rainer Maria Rilke


Il cimitero ottocentesco, un'isola iconica ed evocativa sopraelevata in mezzo ai viali di Circonvallazione in Piazza Donatello di Firenze, costruito al di fuori dalle mura non essendo di confessione cattolica, è stato sottoposto nonostante singoli interventi, nel suo complesso a lavori di restauro per l'ultima volta nel 1946.
ANIMAE di Luca Canonici è composta da 29 fotografie eseguite nel arco di tempo di due anni. Il progetto è stato realizzato in stretta collaborazione con la Comunità svizzera, proprietaria del cimitero - denominato degli Inglesi per la prevalenza di tombe di cittadini inglesi.
Con un bianco e nero strepitoso Canonici coglie una bellezza classica e rende omaggio alle caratteristiche architettoniche del camposanto nel suo complesso, nei graziosi dettagli dei monumenti disposti in maniera irregolare, nella sua varietà botanica e soprattutto nell'atmosfera suggestiva presente in questo luogo, che aveva già ispirato il famoso quadro simbolista L'isola dei morti di Arnold Boecklin e di seguito anche l'opera 29 di Rachmaninoff. La ricerca fotografica di Luca Canonici è concentrato sul gioco tra luce e ombre, che crea in una monocromia mai nostalgica una plasticità tattile, che ci conduce all'interno di un luogo quasi magico e surreale, un isola quasi dimenticata in mezzo al brusio della città.
Nella serie ANIMAE Canonici rende omaggio alla solennità di questo luogo sacro, ma ben lontano da una logica di vedutismo tradizionale o da un approccio di mera documentazione: è una reinterpretazione dello spazio, delle sculture e dell'architettura funeraria con una luce drammatica, con potenza ma anche con sfumature raffinate, una rivisitazione con riprese ravvicinati e da scorci particolari, talvolta non accessibili al pubblico. Con una visione chiara ma anche partecipata analizza la morfologia e ci invita a seguirlo nella sua esperienza visiva. Senza manipolazioni digitali, basandosi solo su taglio e prospettive arriva quasi a un'astrazione visiva. L’utilizzo di obiettivi decentrabili, diaframmi aperti e visioni che isolano parti significanti dall’insieme complesso riesce a concentrare lo sguardo, suo e nostro. Evitando un effetto di dejà-vu ci porta a conoscere o a ripensare il nostro modo di guardare questo luogo e di riflettere sulla memoria - non solo dei singoli ma anche sul ruolo di questa "isola" per Firenze con i suoi abitanti, da secoli anche internazionali.
Canonici presta una meticolosa attenzione alla composizione, ai particolari, alla restituzione della materia, ad ogni sfumatura luminosa, che modella volumi e superfici in chiaroscuri densi, pur mantenendo una gamma tonale ampia, esaltando i dettagli e l'atmosfera. Abbina alla solidità maestosa, alla potenza evocativa delle lapide e delle sculture ottocentesche, agli alberi imponenti un gioco di ombre e tagli, uno sguardo personale e intimo che delinea con seriosità e allo stesso tempo grazia le traccie vibranti delle anime.
Oltre alla sua qualità artistica questo lavoro testimonia il valore storico del cimitero e l'importanza nella odierna topografia di Firenze, sensibilizzando alla tutela di questo luogo, attualmente purtroppo poco visitato, e all'attenzione ai necessari interventi di restauro.
Baerbel Reinhard

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